STORIA



Il toponimo CANARO deriva dalle canne che crescevano in abbondanza nel territorio attraversato da canali e scoli, che aveva nella caccia e nella pesca, prima di una razionale agricoltura resa possibile dalle opere di bonifica, le principali risorse economiche e di sostentamento. Un’antica e suggestiva tradizione popolare vuole che tra canneti e corsi d’acqua che confluivano nella Fossa Polesella per sfociare nel Po, abitasse un pescatore di nome Naro, la cui capanna “Cà di Naro” sarebbe stata il nucleo originario del vicus.
A parte i piccoli luoghi di culto, di cui si trova ancora traccia e di cui ci parla la storiografia locale, le chiese vere e proprie, collegate all’esistenza di una parrocchia, sono quelle di Santa Sofia a Canaro e quella di Santa Margherita nella frazione di Garofolo. Della seconda si sa che fu edificata alla fine del 1500, in sostituzione della precedente costruita nel 1289 e distrutta da una rotta del Po; della prima non si conosce invece la data di costruzione. Di certo una chiesa dedicata a Santa Sofia esisteva fin dall’inizio del millennio, probabilmente ampliata o ricostruita nel corso del 1400 e quindi assestata con consistenti modifiche nel 1700. Al suo interno vi sono pregevoli opere d’arte. Il bassorilievo in marmo (sec.XVIII) raffigurante l’Ultima Cena sull’altar maggiore, attribuito alla scuola del Canova, era destinato ad una chiesa veneziana, ma l’insorgenza di una venatura scura sulla superficie bianca lo ha fatto dirottare a Santa Sofia. Di notevole rilievo artistico sono anche la statua della Madonna del Rosario, riconducibile allo stile e all’opera del carrarese Pietro Baratta, e le tavolette della “via crucis” eseguite dal bolognese Braccioli nel 1740.

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